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Atto politico del Governo Tesei : in Umbria ha esplicitamente asserito di voler aumentare la quota di Sanità gestita dai privati
(Perugia) Crediamo che le dichiarazioni rese al vostro quotidiano da Prof Giuliano Cerulli, stimatissimo professionista della sanità, meritino una risposta politica proprio in ragione di quanto asserito dal professore “ la Salute bene di tutti non puo’ avere colori politici”.
Innanzitutto è proprio la politica a stabilire la Salute come Diritto Fondamentale dei cittadini italiani: lo fa all’articolo 32 della Costituzione Italiana del 1948. Averlo scritto in Costituzione è frutto di un lunghissimo lavoro politico, filosofico e sociale. Mai nei secoli passati, e chi conosce la storia anche attuale lo dovrebbe sapere, si era pensato di coniugare un “diritto naturale” quale quello percepito dai cittadini ad essere curati con un “diritto positivo” (normato da legge appunto). E la Costituzione è frutto di un lavoro politico. Di più fu proprio un atto politico ad istituire il primo Servizio Sanitario Pubblico nel mondo: Aneurin Bevan, Ministro Laburista e dunque politico del Governo Inglese, lo istitui’ nel 1948. Dunque due atti politici promossi a tutela della Salute dei cittadini. Proseguiamo: in Italia nel 1978 fu istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), sempre in seguito ad un atto politico, dando seguito a quanto sancito nella nostra Costituzione all’articolo 32. Arriviamo all’oggi, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, la competenza in tema di Sanità Pubblica passa alle Regioni. In seguito a tale scelta abbiamo oggi 20 diversi Servizi Sanitari Regionali con profonde difformità in tema di assistenza sanitaria, dovute alle diverse politiche sanitarie regionali.

Detto questo sul piano strettamente politico passiamo alla parte inerente il rapporto tra il pubblico e privato in tema di Sanità. Alcune regioni italiane, Lombardia ad esempio, affidano al privato gran parte delle risorse destinate alla Sanità (oltre il 50% con punte che superano il 60% in alcune Provincie come Bergamo e Como). Il cosiddetto Privato Convenzionato. Inoltre viene sempre più diffusa l’idea che il cittadino debba acquisire una assicurazione privata per coprire le proprie spese mediche in quanto non riesce più ad affidarsi ad un Sistema Pubblico che viene progressivamente sottofinanziato. All’interno di questo ragionamento manca un particolare essenziale, proprio da punto di vista economico: mentre il Sistema Pubblico non persegue fini di lucro lo stesso non si può affermare per il Sistema Privato, sia esso convenzionato o meno. Esiste inoltre nel “mercato della sanità” un gravissimo squilibrio tra domanda ed offerta, regolatori essenziali del mercato, in quanto vi è un asimmetria totale tra domanda di salute ed offerta di prestazione sanitaria. Mentre un cittadino è in grado di valutare se un dato bene da acquistare abbia un prezzo ed una qualità adeguata (dalle scarpe all’auto) lo stesso non si può dire per l’acquisto/fornitura di prestazioni sanitarie. Dal punto di vista strettamente scientifico intervengono analisi molto complesse: medicina basata dall’evidenza, Health Technology Assessment, Value Based Health Care, processi questi strettamente necessari per evitare che cure costose e a volte inutili/dannose per il paziente vengano fornite al cittadino solo per ottenere un maggiore guadagno. Per citare un esempio negli Stati Uniti dove la Sanità è quasi interamente gestita da un mercato privato/assicurativo (solo parzialmente mitigato da un atto Politico di Sanità Pubblica-l’Obama Care del 2013-) la speranza di vita di un nuovo nato è di circa 76/77 anni. In Italia ove esiste un Sistema prevalentemente Pubblico la speranza di vita di un nuovo nato supera di molto gli 80 anni. La speranza di vita esprime l’efficienza ed efficacia di un Sistema Sanitario.
Potremmo portare numerosi altri dati che provengono dall’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico) che dimostrano come il Servizio Sanitario Pubblico Italiano, pur i suoi problemi sia un piccolo capolavoro: è l’espressione della capacità del nostro Paese di raggiungere grandi risultati con poche risorse. A dispetto della storica penuria di risorse, il SSN ha infatti sempre saputo produrre buoni risultati in termini di salute. Valga per tutti un dato poco noto: il numero di decessi (per 1000 abitanti) ritenuti potenzialmente evitabili attraverso il ricorso a interventi sanitari tempestivi e appropriati è in Italia del 30%inferiore alla media Ue (24% in meno della Germania). Anche il tasso di sopravvivenza ai tumori è superiore alla media Ue. Un capolavoro, se si pensa che l’Italia destina complessivamente alla sanità un ammontare di risorse del 25% inferiore alla media Ue, mentre Francia e Germania spendono rispettivamente il 45% e l’85% in più (calcolate per abitante e a parità di potere d’acquisto – dati Oecd riferiti al 2019).
Tutto quanto sopra è frutto di scelte politiche. In Umbria i cittadini sapranno valutare se la politica sanitaria intrapresa negli ultimi cinque anni sia la migliore per la loro Salute. Quello che intendiamo fortemente contrastare è far passare l’idea che cedere quote sempre maggiori di denaro pubblico al privato migliori i risultati di salute. Che il cittadino debba adeguarsi all’idea di rivolgersi al privato. Non è vero. I dati sono li a dimostrarlo. Il Governo Tesei in Umbria ha esplicitamente asserito di voler aumentare la quota di Sanità gestita dai privati. E’ un atto politico. Con buona pace dello stimatissimo prof Giuliano Cerulli.
