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11 Dic
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Il Salafismo e la Ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente

di Salvatore Puleio

Il salafismo, un movimento religioso islamico sunnita che si pone l’obiettivo di tornare alla ‘purezza primitiva dell’Islam’, ha implicazioni politiche e sociali molto precise, anche se molti dei suoi sostenitori si rifiutano di prendere parte alla vita politica, anche con il voto. Per questa ragione, il salafismo si configura come un separatismo latente, capace di creare notevoli tensioni in seno alla società.

Introduzione


Il salafismo rappresenta una realtà complessa ed articolata, che include al suo interno diverse anime con un denominatore comune, la ricerca della ‘purezza’ dottrinale. La ricerca di un ‘Islam puro’, in effetti, emerge come tema dominante dei movimenti salafi(ti) del mondo intero, ma questo obiettivo viene perseguito con modalità differenti. La letteratura scientifica, in effetti, distingue tra un salafismo quietista, politico e jihadista; nel primo caso, il salafi(ta) si limita alla predicazione ed allo studio dell’Islam secondo fonti ritenute ‘tradizionali’ e ‘autentiche’. In effetti, se Quran e Hadith sono i comuni
riferimenti per tutti i musulmani, le interpretazioni di queste fonti possono divergere in maniera significativa.
Il salafismo politico, invece, tende ad usare la politica per ottenere la ‘purificazione’ della religione, ma anche dello Stato e della società; infine, la branca ‘jihadista’ è simile a quella precedente, ma in questo caso la lotta armata viene sostituita o affiancata a quella politica.
Si tratta di una distinzione che, tuttavia, non è statica, ma da intendere in senso dinamico; in altre parole, è possibile che un salafi(ta) quietista possa in seguito adottare strumenti politici o violenti se la situazione e le circostanze lo permettono o lo suggeriscono.

Il salafismo, in generale, si arroga la pretesa di rappresentare la ‘purezza’ della religione islamica, secondo la comprensione dei salaf, o ‘pii predecessori’. Si tratta delle prime tre generazioni di musulmani, che, secondo una lettura tradizionale, avrebbero fissato regole immutabili che devono essere seguite in ogni tempo.

Il salafi(ta), rigettando la comune nozione di ‘musulmano’, si definisce proprio come un ricercatore dell’Islam delle origini, ed i suoi riferimenti sono rigorosamente selezionati. Si osserva, in questo senso, che alla significativa varietà di interpretazioni dell’Islam ‘mainstream’, il salafita oppone una rigida
selezione di testi redatti da sapienti che avrebbero interpretato al meglio tale
ricerca della purezza.

Tali caratteristiche rendono il salafismo un fenomeno ambiguo e potenzialmente pericoloso, oltre che destabilizzante, per gli Stati basati su ordinamenti laici, e non sulla legge religiosa. Sebbene molti salafi(ti) appartengano alla branca quietista, e rifiutano, in linea di principio, qualunque coinvolgimento con la politica, anche attraverso il voto, di fatto essi esprimono una visione politica ben definita.

In questo articolo verrà esplorato questo aspetto, nella consapevolezza che tale argomento è vasto e non può certamente essere esaurito in questo breve
spazio.

Strategie adottate


Il movimento salafita è contrario alle cosiddette ‘bidah’ (innovazioni nella religione), all’associazione con gruppi islamici che professano dottrine considerate ‘impure’, e all’influenza dell’occidente. La lotta contro questi tre ‘mali’ percepiti viene condotta mediante una combinazione di strategie, che
verranno brevemente descritte.

La prima si basa sulla mobilizzazione dei fondi necessari per le attività da svolgere; tale necessità viene perseguita mediante la creazione di una serie di enti o organizzazioni che vengono usati in maniera strumentale. Nel caso dell’Indonesia, è stato osservato che il movimento salafi(ta) non può essere
separato dal ruolo dell’Arabia Saudita e dalla comprensione dell’Islam di questo Paese. In effetti, l’assistenza finanziaria alle organizzazioni religiose locali viene subordinata a condizioni ben precise, tra cui un culto che escluda quanto non sarebbe incluso nella comprensione salafi(ta) del Quran e della
Tradizione Profetica (i ‘detti’ di Muhammad). Inoltre, alle moschee sovvenzionate dal Regno Saudita viene imposta una guida religiosa (imam) che deve essere accettata in maniera incondizionata.

Il secondo tassello della strategia salafita in Indonesia è costituito dal sistema educativo noto come ‘LIPIA’; si ricorda, a questo proposito, che il contatto originario tra gli attivisti salafi(ti) indonesiani ed il movimento salafi(ta) è avvenuta nel corso degli anni Ottanta, mediante l’apertura del ‘Arabic Language Teaching Institute’ di Jakarta. Si tratta dell’Istituto di Insegnamento della Lingua Araba, che successivamente è diventata nota come ‘LIPIA’, Lembaga Ilmu Pengetahuan Islam dan Arab, ovvero Istituto di Scienze Islamiche ed Arabe.

Ancora, si consideri la rete costituita dalla ‘Radio Sunnah’, usata dal movimento di ‘dawah’, o predicazione islamica, come uno dei canali principali per trasmettere gli insegnamenti salafi(ti). Tra le stazioni radio che aderiscono a questo ‘network’, si segnala ‘Rodja Radio’, una delle prime ad aderire a
questa rete.

Il quarto elemento della strategia salafi(ta) si basa, da ultimo, sulla recitazione del Quran e sulla preghiera; si osserva, a questo proposito, il carattere della socializzazione e acculturazione dell’ideologia salafi(ta), che in Indonesia diventa inseparabile dai gruppi salafi(ti) in cui si condivide la lettura del
Corano e la preghiera. Si tratta di circoli in cui sono attivi individui che si sono formati presso il LIPIA oppure università saudite.

Conservatismo Islamico e Politico in Indonesia


Da un punto di vista linguistico, conservatismo significa conservare, ovvero preservare, tutelare; secondo il Kamus Besar Bahasa Indonesia, il Grande Dizionario della Lingua Indonesiana, il conservatismo viene definito come una ideologia politica. Quest’ultima, in particolare, si pone l’obiettivo di preservare
le condizioni sociali e la stabilità, e conservare le istituzioni esistenti. Si tratta di un’idea, dunque, che ricerca uno sviluppo graduale, e che si oppone, evidentemente, ad un cambiamento radicale.

Spesso, poi, conservatismo e tradizionalismo vengono usati come termini intercambiabili; una posizione conservatrice, in effetti, si traduce in una filosofia che supporta valori considerati tradizionali. Dal punto di vista politico, poi, ci si trova di fronte ad un’ideologia difficile da identificare con una certa
precisione, a causa del differente background culturale e delle differenti circostanze presenti in contesti diversi.

In Indonesia, il conservatismo islamico appare connotato da caratteristiche uniche dopo la caduta del regime di Suharto e la successiva era delle riforme (1998-2002), nota come ‘reformasi’. In effetti, è emersa una serie di partiti politici islamici, che si distingue da quelli laici; inoltre, si nota l’adozione di una
serie di strategie da usare contro il sistema laico. Si consideri, in questo senso, la creazione di partiti che abbinano il nazionalismo, condiviso dalla stragrande maggioranza degli indonesiani, all’Islam.

Tali partiti, poi, possono essere divisi in due gruppi principali, ovvero quelli che seguono il cosiddetto ‘Islam formale’ e quelli che invece, adottano una visione ispirata all’Islam ‘informale’. Nel primo caso, lo scopo è la creazione di una sorta di ‘fazione islamica’ in seno al Parlamento del Paese asiatico, per
integrare le norme della sharia nelle leggi dello Stato. Nel secondo caso, invece, l’accento viene posto sulla creazione di una piattaforma pluralista.

Si tratta di differenze che, tuttavia, non modificano la struttura fondamentale del conservatismo islamico adottato dai partiti che adottano l’Islam come base ideologica. La base elettorale, in entrambi i casi, è costituita, principalmente, dalle due principali organizzazioni islamiche del Paese, ovvero Nadlatul
Ulama e, in una certa misura, anche da Muhammadiyah. Per questa ragione, sebbene un partito possa essere categorizzato come ‘nazionalista’, il suo obiettivo principale rimane la conservazione dell’Islam in Indonesia, considerato dalla maggioranza degli indonesiani un elemento imprescindibile
e non modificabile dell’identità nazionale.

Tra i fattori che promuovo visioni conservatrici o ultra-conservatrici della società si possono annoverare la debolezza della società civile, i frequenti episodi di violenza causati da conflitti etnici e religiosi, la corruzione ed il clientelismo. Si tratta di fenomeni che indeboliscono la democrazia attaccandone i valori fondanti, e che hanno favorito l’emersione di una sorta di populismo religioso, che talvolta ha assunto i connotati del terrorismo e dell’eversione.

Si pensi, in questo senso, al Front Pembela Islam (FPI), un’organizzazione islamica ora bandita, che ha preso parte ad atti legati all’eversione, al terrorismo ed al vigilantismo, ovvero la formazione di una sorta di ‘polizia religiosa’, che dovrebbe vigilare sul rispetto delle norme islamiche. Queste azioni, evidentemente, si pongono al di fuori della legalità e del quadro costituzionale e giuridico indonesiano, ispirato alla Pancasila, o ‘5 principi’. Questi ultimi sono la fede nel Dio unico, un’umanità giusta e civile, l’unità nazionale, la democrazia guidata dalla saggezza e dalla rappresentatività, e la giustizia sociale per il popolo indonesiano. Si tratta della dottrina di Stato che subordina la sharia (e le altre ideologie e sistemi legali) alla legge dello Stato e non viceversa, come è stato recentemente confermato dalla
Makhamah Konstitusi, la Corte Costituzionale Indonesiana.

In tale contesto, si nota che l’emersione dei movimenti salafi(ti) hanno ridotto l’autorità delle tradizionali organizzazioni di massa indonesiane, ovvero Nadlatul Ulama, Muhammadiyah, ed il Majelis Ulama Indonesia (MUI), il Consiglio degli Ulama (sapienti islamici) Indonesiani. La posizione estremamente conservatrice dei salafi(ti), nelle loro varie declinazioni, dimostra la loro sfiducia nelle organizzazioni islamiche tradizionali.

Lo stesso MUI, del resto, ha espresso a più riprese delle tendenze puritaniche, come si può evincere da diverse fatawa, ovvero verdetti religiosi senza valore legale per l’ordinamento giuridico indonesiano. La fatwa più celebre, da questo punto di vista, è quella del 2005, in cui gli ulama (sapienti islamici) adottando un linguaggio legale affine a quello delle leggi statali, condannano il pluralismo, il liberalismo ed il secolarismo. Si tratta di una posizione che è stata poi manipolata ed assunta come base teorica da parte di altri partiti e movimenti per giustificare le loro azioni.


Il separatismo salafi(ta)


Alla luce delle osservazioni precedenti, si evince che il salafismo indonesiano cerca continuamente di dimostrare la sostanziale incapacità delle istituzioni esistenti di preservare l’Islam ‘autentico’ o ‘puro’, minacciati dal secolarismo, dal pluralismo e dal liberalismo, ovvero le basi ideologiche dello Stato
indonesiano.

Di conseguenza, il salafismo può essere considerato la massima espressione del conservatismo islamico, con cui si cerca di implementare la legge ed i valori islamici tradizionali nelle istituzioni statali. Attraverso una serie di conferenze, eventi e predicazioni, gli ulama salafi(ti) scoraggiano pratiche che
sono accettate dalla maggior parte degli indonesiani. Per questa ragione, il salafismo in Indonesia viene generalmente guardato con sospetto, anche se l’influenza di questo movimento sta crescendo nel tempo.

Tale separatismo latente, in effetti, si basa sulla creazione di un’identità molto particolare, contrapposta, di fatto, al resto della società civile ed islamica; si osserva, a tale proposito, la presenza di diversi elementi caratterizzanti il profilo identitario salafi(ta). Anche se si possono osservare posizioni differenti
in seno al movimento salafi(ta), si notano elementi che formano le basi dell’identità di coloro che aderiscono a questa visione. Il primo aspetto è la stretta adesione alla lettura tradizionale del Quran e degli Hadith (detti di Muhammad), a cui si accompagna il rigetto delle innovazioni religiose.

Il secondo pilastro è rappresentato dall’accento posto sull’Unicità di Dio (Tawheed), che comporta la necessità, secondo questa visione, di rigettare pratiche che sono comunemente accettate e che derivano, essenzialmente, dall’influenza del sufismo. Quest’ultimo, come noto, consente una certa
integrazione tra la cultura locale e le pratiche ed il pensiero islamico.

Ancora, si nota che il salafismo risulta fortemente impegnato nel rispetto della sua comprensione della ‘Sunna’, i detti di Muhammad; per questa ragione, spesso i suoi seguaci si vestono con abiti arabi tradizionali, portano una lunga barba e mantengono i pantaloni al di sopra delle caviglie. Le donne, invece, tendono a vestire con abiti lunghi ed ampi, e spesso a coprirsi la bocca, secondo la tradizione del burqa. Le scelte nel vestiario, dunque, concorrono a rinsaldare l’identità salafi(ta), anche se tali vestiti ed abitudini possono essere osservati nei musulmani in generale. La differenza consiste nel carattere obbligatorio che viene attribuito ad elementi che solitamente sono considerati facoltativi dall’Islam maggioritario, e dipendenti dalla libera scelta delle persone.

Un ultimo aspetto cruciale è di carattere prettamente dottrinario, e consiste nella teoria della ‘wala wa al bara’, ovvero ‘lealtà e disconoscimento’, con cui i salafi(ti) si impegnano ad evitare relazioni di qualunque tipo con coloro che hanno una fede differente da quella islamica, o che non sono considerati dei
‘veri musulmani’. Secondo questa visione, tali persone non dovrebbero solamente essere evitate, ma anche combattute, anche se non necessariamente in senso militare o violento.

Conclusioni

Gli elementi che sono stati considerati in precedenza, con particolare attenzione per l’ultimo, costituiscono di fatto una forma di separatismo, che risulta dalla particolare identità salafi(ta). Per questa ragione, i governi e le autorità dovrebbero monitorare con estrema attenzione i movimenti e gli eventi che si definiscono salafi(ti), in cui vengono espresse dottrine che, sebbene non siano necessariamente violente o radicali, possono essere usate per supportare e giustificare la violenza, il radicalismo ed il terrorismo.

Di fatto, le organizzazioni terroristiche che si sono sviluppate in Indonesia, hanno sviluppato elementi tipici del salafismo, causando una notevole tensione e contrapposizione a livello sociale e politico. Per questa ragione, è fondamentale che i predicatori siano responsabilizzati rispetto al loro ruolo di figure pubbliche, specialmente quando si considera che i media moderni (social media, ecc.) consentono di raggiungere un pubblico molto elevato senza usare i canali tradizionali