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15 Gen
Mosaico Internazionale
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Dal Senegal alla Liberia, volano gli stracci con la Francia.

di Pasquale Camuso


Nuovo appuntamento con questa rubrica, dopo la pausa natalizia, in cui parleremo di sei paesi africani sulla costa ovest dell’Africa, rispettivamente Senegal, Gambia, Guinea Bissau, Guinea, Sierra Leone e Liberia.

Poiché i paesi menzionati sono piuttosto piccoli e non hanno una popolazione molto numerosa, si è deciso di trattarne un numero più elevato, prediligendo alcuni paesi in particolare, anche per via del fatto che alcuni di questi sfortunatamente sono ancora piuttosto arretrati e non hanno grande influenza sullo scacchiere politico.

Senegal

Il Senegal ha un nuovo presidente da aprile 2024, una personalità interessante che è emersa a seguito di proteste nazionali forti e finora si è distinto per gli aspri commenti, associati a quelli del Ciad, nei confronti dell’attuale governo francese, in particolare dopo le dichiarazioni di Macron che riteneva che molti paesi africani devono la loro attuale indipendenza all’esercito francese, e che si sono dimenticati di ringraziare. A questa dichiarazione, Bassirou Diomaye Faye, appunto Presidente attuale del Senegal, ha risposto affermando che non c’è stato un negoziato da parte loro per chiudere i rapporti con la Francia, ma è stata una richiesta diretta e secca di un governo sovrano, aggiungendo che spesso l’esercito francese ha perseguito in Africa solo l’interesse della propria patria, creando anche molti danni come ad esempio in Libia. La politica estera del Senegal si sta concentrando nel costruire rapporti con l’Iran e Cuba, tradizionali alleati russi, ed anche con i tre paesi dell’alleanza citata nella rubrica precedente, Mali, Niger e Burkina Faso, attraverso i quali possiamo capire il motivo per cui l’ostilità nei confronti francesi aumenta, e perché proprio l’Iran viene visto come una nazione con cui avere rapporti più stretti.

Il Senegal è importante per l’Italia, che dovrebbe proporsi come nuovo ponte verso l’Europa, per non cedere completamente questa nazione ad un blocco di potere parzialmente ostile, a maggior ragione considerando che l’Italia ospita attualmente la comunità senegalese più grande d’Europa.

Il Senegal ha una popolazione di circa 18 milioni di persone, con un PIL in crescita dal 2019, passato da 21 a 32 miliardi di € di controvalore e un tasso di disoccupazione basso, sotto al 3%, nonostante chiaramente buona parte della popolazione sia impiegata ancora in agricoltura di sussistenza. La Francia rappresenta ancora, per il momento, una larga frazione dei flussi di merci senegalesi, mentre per l’Italia si registra una opportunità di crescita, dal momento che il nostro paese risulta in quarta posizione per gli scambi.

Gambia

Il paese lotta ancora per emergere dalle nazioni più arretrate, con una classe politica che ancora lotta sull’approvazione di leggi quali le mutilazioni genitali femminili o, citando testualmente, la legge per la dispersione di rifiuti a terra, ma anche allo stato di dissesto generato da decenni di corruzione, furto di risorse da parte di ex politici e perfino invasioni dei vicini per ripristinare una parvenza di normalità. Al momento permangono forti tensioni interne che non consentono un miglioramento economico e sociale rapido e sostenuto.

La popolazione del Gambia è di quasi 3 milioni di abitanti, il PIL di circa 6 miliardi fin dal 2019, con un calo fortissimo in corrispondenza del covid, il tasso di disoccupazione è del 4% e questo nonostante anche qui si registri una occupazione principalmente in agricoltura di sussistenza ma mancando la capacità industriale del vicino Senegal, con il probabile risultato che parte della popolazione soffra ancora la fame.

Guinea-Bissau

Se il Gambia è una nazione povera, con problemi legati anche al livello culturale, la Guinea-Bissau è uno Stato in condizioni peggiori. Fra le 20 nazioni più povere del pianeta, e dalla popolazione piuttosto bassa, il problema principale si descrive in una economia praticamente inesistente, attualmente basata più sul traffico di droga verso l’estero, come base per la produzione del sudamerica in genere, che per qualsiasi industria, inclusa l’agricoltura. Si susseguono quindi tentativi di golpe, ma più che per via di proteste sociali interne, si tratta di successioni di quelli che potremo più definire come capi di gang che presidenti, coadiuvati da un esercito che risulta la mano armata del preferito di turno.

Spagna e Italia sono i principali attori europei di interscambio merci con la Guinea-Bissau, tuttavia la quota mercato non raggiunge il milione di Euro per l’export, mentre importano dall’Italia principalmente armi per 1.3 milioni di Euro.

La popolazione supera di poco i due milioni, il PIL risulta in buona crescita ed ha raggiunto i 2.3 miliardi di Euro nel 2025, da 1.4 milioni del 2019, la disoccupazione è attorno al 3% causa gli stessi motivi degli Stati già analizzati.

Guinea

La Guinea ha avuto per lungo tempo, e parzialmente ancora ha, rapporti ottimi con l’Italia, tuttavia gli ultimi 15-20 anni sono stati funestati da continue tensioni interne al paese, colpi di stato continui, tentativi di governo socialista disastrosi, epidemie di ebola e perfino ondate di rifugiati dai vicini Sierra Leone e Liberia.
La continua instabilità interna ha portato a conflitti su base etnica, mentre l’attuale governo dittatoriale, in carica dal 2012, ha sciolto molti partiti concorrenti e sospeso una larga parte dei restanti.
Nonostante i tentativi dell’Iran, attorno al 2021, di penetrare in Guinea con investimenti in estrazioni minerarie, al momento lo Stato è così instabile sia politicamente, che socialmente, che qualsiasi attore esterno sembra allontanare le proprie mire da questo territorio.

La Guinea conta circa 15 milioni di abitanti, ha un PIL in buona crescita, che è passato da 12 miliardi a 26 dal 2019 al 2025 e un tasso di disoccupazione di circa il 5.3% L’Italia importa principalmente minerali grezzi ed esporta verso la Guinea prodotti finiti, fra cui spiccano materiali per l’industria.

Sierra Leone

La Sierra Leone ha più o meno gli stessi problemi della Guinea: governi che vengono sostituiti spesso tramite colpi di stato, forte corruzione, industria e produzione praticamente assenti nonostante la presenza di buoni giacimenti minerari e di materiali preziosi come i diamanti. Una delle loro piaghe però è costituita anche dal tribalismo: continue lotte interne fra civili di differenti etnie o tribù, inoltre il governo, la cui carica è stata rinnovata in elezioni assai contestate, mantiene il pugno duro nei confronti della stampa libera, che ovviamente lo accusa principalmente di una forte corruzione.

La Russia ha avviato recentemente alcune azioni diplomatiche ed economiche nella Sierra Leone, con l’apertura di una nuova ambasciata nel Paese africano e l’interessamento alla costruzione di una centrale atomica.

La Sierra Leone conta quasi 9 milioni di abitanti, ma il PIL di circa 4 miliardi è molto basso e la popolazione, nonostante una disoccupazione al 3%, non ha sbocchi di miglioramento. La bilancia commerciale di import/export con l’Italia è così bassa da essere praticamente irrilevante.

Liberia

Purtroppo anche questo Stato soffre di una forte povertà, accomunata alla mancanza di infrastrutture, ad una lunga guerra civile negli anni 2000, che oltre ad impoverire ulteriormente la nazione, ha provocato moltissimi morti, ed infine all’epidemia di ebola che ha colpito anche Sierra Leone e Guinea. Da allora però, il susseguirsi di governi e colpi di stato, nonché un generale immobilismo politico e una fortissima corruzione, hanno minato così tanto la crescita in Liberia, che la popolazione è ormai prostrata ed ha perso quasi totalmente fiducia nelle istituzioni. La Liberia ha una lunga storia di relazioni con la Russia che risale addirittura al 1972, relazioni che non si sono mai fermate e che, alla luce dell’ingresso della nazione di Putin fra il novero dell’alleanza fra i vicini Mali, Burkina Faso e Niger, sta polarizzando l’intera area a favore, appunto, della Russia stessa.

A causa di questi fattori vi sono molti dubbi riguardo le capacità della Liberia di migliorare la propria posizione: il Paese, che conta 5.7 milioni di abitanti, ha un PIL di circa 3.7 miliardi di Euro, quindi molto basso, la disoccupazione si attesta sul 3.5% come per le altre nazioni di questa fascia, la quota di mercato italiana per la Liberia è quasi irrilevante, con un export dalla nostra Nazione decente, ma un import bassissimo e quindi, una bilancia a favore nei nostri confronti, delinea un’economia on in buono stato.

Conclusioni

Il Senegal ha formalmente presentato richiesta di ingresso nei BRICS, questo completa un quadro di sei nazioni piuttosto povere e con un futuro tutt’altro che roseo, in preda a governi di tipo dittatoriale, estremamente corrotti e infiltrati da influenze russe che, tuttavia, in molti casi sembrano non riuscire che a trarre esigui vantaggi da queste alleanze e dagli aiuti in cui si profondono. Anche queste forme di aiuto però, non appaiono che forme di controllo senza ottenere miglioramenti locali, rendendo i paesi sempre instabili e quindi, in un volano costante, mai utili ad una qualsiasi causa.

Sfortunatamente, le occupazioni francesi di molte nazioni dell’area, anch’esse senza finalità di miglioramento ma quasi esclusivamente di stampo colonialistico, con un lascito di cultura tribale misto alla rabbia per l’imposizione di lingue e culture estere, rende veramente difficoltoso il contatto fra Stati europei e queste nazioni, dove invece potrebbe essere estremamente proficuo instaurare rapporti dedicati a migliorare l’economia locale tramite lo sfruttamento di risorse strategiche locali quali depositi minerari e petrolio, ad esempio. L’Italia in particolare potrebbe avere buon successo in una campagna simile, volta ad installare aziende italiane con accordi di sfruttamento, rendendoci attore privilegiato per dialoghi economici, stabilizzando in fretta questi stati poco popolosi ma dalle grandi capacità, per transitarli verso uno sviluppo socio-economico in grado di migliorare sensibilmente le condizioni della poca popolazione, con pochi interventi ed un tempo piuttosto breve, sempre che il piano preveda un’aggressione decisa anche ai fenomeni di corruzione locali, di cui però il nostro Stato conosce benissimo le dinamiche di tipo mafioso.

(fonte https://www.infomercatiesteri.it/ sito ministero italiano, ansa.it, nigrizia.it)