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09 Gen
Mosaico Internazionale
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Spionaggio industriale e intelligence culturale: due volti della stessa sfida

Di Marco Pugliese

L’Italia, culla di cultura e innovazione, è oggi teatro di una battaglia cruciale: proteggere il proprio patrimonio, sia industriale che culturale, dalla costante minaccia dello spionaggio. In un mondo globalizzato, dove il valore di un bene non si misura solo nella sua tangibilità ma anche nel sapere che racchiude, la capacità di difendere le proprie risorse diventa una questione di sopravvivenza. L’intelligence culturale e quella industriale non sono compartimenti stagni, ma due facce della stessa medaglia: la tutela della nostra identità nazionale.

Saccheggi e attacchi digitali: il patrimonio culturale sotto assedio

Un caso emblematico è rappresentato dalla Biblioteca dei Girolamini di Napoli, saccheggiata tra il 2011 e il 2012. Oltre 4.000 libri di inestimabile valore, tra cui opere di Galileo Galilei e prime edizioni del Rinascimento, furono sottratti e venduti sul mercato nero internazionale. Questo episodio, oltre a mettere in luce gravi lacune nella gestione del patrimonio culturale, ha dimostrato come la vulnerabilità delle nostre istituzioni culturali possa essere sfruttata da reti criminali con interessi globali. Non è solo un problema di perdita materiale, ma di sottrazione di valore identitario e competitivo: quei libri rappresentano non solo pezzi di storia, ma anche il potenziale per attrarre ricerca, turismo e investimenti.

Non solo il passato, ma anche il presente culturale è sotto attacco. Nel 2023, i siti web dei musei comunali romani e della Sovrintendenza Capitolina furono resi inaccessibili da un attacco hacker, bloccando piattaforme fondamentali per il turismo e la promozione culturale della Capitale. Solo un anno dopo, nel 2024, un altro attacco colpì le Direzioni Generali Cinema e Audiovisivo e Spettacolo del Ministero della Cultura, violando dati sensibili relativi a strategie di sviluppo culturale. Questi episodi dimostrano come il patrimonio culturale italiano, fisico e digitale, sia ormai un obiettivo strategico per chi cerca di destabilizzare le risorse su cui si fonda una parte significativa dell’economia nazionale.

Quando cultura e industria diventano bersagli dello spionaggio

Ma il problema non si limita al settore culturale. Anche l’industria italiana è costantemente bersaglio dello spionaggio. Il caso del Nuovo Pignone-Ge Oil&Gas, dove un ex dipendente sottrasse 5.000 file riservati tra il 2004 e il 2006, ha messo a rischio la competitività dell’azienda su mercati strategici come Russia e Iran. Danni simili si riscontrano nel furto di dati accademici, come quelli relativi a tecniche di ricostruzione 3D di Pompei, sottratti e utilizzati all’estero senza accrediti. Questi casi dimostrano che il confine tra spionaggio industriale e culturale è sempre più sottile, un’area grigia dove il valore intellettuale diventa moneta di scambio.

I numeri non lasciano spazio a dubbi. Nel 2022, gli attacchi informatici hanno causato perdite superiori a 3 miliardi di euro per il sistema economico italiano, colpendo non solo settori industriali come l’energia e la manifattura avanzata, ma anche il turismo e la cultura, che insieme rappresentano oltre il 13% del PIL nazionale. Tra il 2011 e il 2012, il saccheggio dei Girolamini ha disperso un patrimonio di valore incalcolabile, mentre l’attacco del 2023 a Roma ha bloccato piattaforme digitali con un impatto diretto sulla fruizione di uno dei sistemi museali più importanti d’Europa.

L’intelligence culturale, come quella industriale, non è un lusso, ma una necessità. Difendere il nostro patrimonio, dalle opere d’arte ai brevetti tecnologici, significa proteggere l’essenza stessa del nostro Paese, il suo passato, il suo presente e, soprattutto, il suo futuro. Senza una consapevolezza collettiva e investimenti strategici, l’Italia rischia di continuare a perdere non solo pezzi di sé stessa, ma anche la possibilità di guidare il mondo con la forza della sua unicità.