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18 Ott
News Umbria, Cultura Umbria
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Nel “tempo della forza” la democrazia ritrova la ricerca: alla Stranieri di Perugia il convegno sulla crisi dello Stato di diritto

Successo per l’iniziativa del Dipartimento SUSI nell’ambito dell’Ottobre della ricerca a Palazzo Gallenga. Il monito del giurista Paolo Morozzo della Rocca: «La democrazia è l’arte di equilibrare i poteri. Attenti al rischio di nuovi principati»

(Perugia) Quando la forza bruta delle armi e dell’arbitrio preme sulle regole del diritto e della diplomazia, la democrazia entra in una zona d’ombra in cui le istituzioni rischiano di svuotarsi dall’interno. È attorno a questo nodo drammaticamente attuale che l’Università per Stranieri di Perugia ha promosso il grande convegno internazionale “Nel Tempo della Forza. Guerre, crisi della democrazia e conflitti”, organizzato nell’Aula Magna di Palazzo Gallenga dal Dipartimento di Scienze umane e sociali internazionali (SUSI) nell’ambito dell’Ottobre della ricerca.

Un forum multidisciplinare ad altissimo livello che ha chiamato a raccolta docenti, ricercatori, studenti e cittadini per rimettere l’analisi scientifica e rigorosa al centro della comprensione dei grandi sconvolgimenti globali: dalle guerre in corso alla progressiva erosione dello Stato di diritto, dalla ridefinizione delle mappe geopolitiche alle sfide ambientali, tecnologiche e sociali.

Il monito di Morozzo della Rocca: «Evitare che un potere annulli gli altri»

A tracciare le coordinate concettuali più profonde del dibattito è stato il professor Paolo Morozzo della Rocca, Direttore del Dipartimento SUSI, il cui intervento — dal titolo evocativo “Le fonti del diritto e il conflitto tra i poteri. Con il declino della norma sorgeranno nuovi principati?” — ha offerto una radiografia lucida sulle fragilità dei sistemi democratici contemporanei.

«La democrazia è l’arte di mantenere in equilibrio i poteri, affinché ciascuno possa essere esercitato in modo efficace, ma anche legittimo», ha ricordato Morozzo della Rocca. «Un equilibrio mai statico, inevitabilmente attraversato da tensioni e conflitti. Il rischio che dobbiamo evitare è che un potere prevalga fino ad annullare gli altri». Analizzando il contesto nazionale ed europeo, il giurista ha lanciato un allarme preciso sulla trasformazione degli assetti costituzionali: «In Italia, rispetto al disegno costituzionale di cui siamo eredi, abbiamo già assistito a un sostanziale indebolimento del potere legislativo, che rischia di ridursi a una funzione di ratifica delle decisioni dell’esecutivo. Oggi temo che possa verificarsi anche una subordinazione del potere giudiziario a quello politico. L’esito che intravedo all’orizzonte è un nuovo principato: un potere monolitico, non necessariamente di un singolo individuo, ma di una parte e, dunque, di una minoranza sul Paese».

Per superare queste secche, secondo il docente, serve un ritorno alla “buona politica” e il riconoscimento dell’architettura costituzionale multilivello, che comprende il diritto dell’Unione Europea e il diritto internazionale come argini irrinunciabili contro la prevaricazione.

Un’analisi a 360 gradi: dai costi della guerra alle insidie dei deepfake

L’intensa giornata di studi ha visto svilupparsi cinque panel tematici che hanno sviscerato la crisi globale attraverso molteplici lenti disciplinari:. Guerra, pace e istituzioni internazionali: un approfondimento focalizzato sulle ricadute economiche e sociali dei conflitti e sulla crescente militarizzazione culturale. Vi hanno preso parte Alessandro Albanese Ginammi (analisi dei costi sociali ed ecologici delle guerre), Salvatore Cingari (militarizzazione della società dalla Grande Guerra ad oggi) e Francesco Duranti (il ruolo della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa nella difesa della pace attraverso il diritto).

Conflitti, diritti e nuovi equilibri: Oltre alla relazione di Morozzo della Rocca, il panel ha visto gli interventi di Ottavio Quirico sulle minacce nucleari e i limiti del diritto internazionale, Filippo Sbrana sulle politiche di coesione e le fratture territoriali nell’Italia repubblicana, e Alessandro Simoncini sulle categorie interpretative del nuovo disordine mondiale.

Linguaggio, narrazioni e immaginari. Una sessione dedicata alle manipolazioni dell’informazione e ai meccanismi di consenso, con i contributi di Antonio Allegra, Alberto Azara, Toni Marino e Stefania Tusini, che si sono confrontati sull’uso politico del concetto di follia, sulla costruzione delle narrazioni belliche e sui pericoli rappresentati dai deepfake.

Ambiente, risorse e nuovi conflitti: un focus sulle emergenze del futuro guidato da Luna Aristei, Chiara Chiatti, Francesco Asdrubali, Tommaso Pacetti e Chiara Biscarini, incentrato sulla geopolitica dello spazio extra-atmosferico, sulle direttive ambientali dell’UE e sulla gestione strategica e idrica in scenari di crisi.

La ricerca come presidio di libertà e democrazia. A concludere i lavori è stata la tavola rotonda “Pensare il futuro nel tempo della forza”, che ha ricondotto l’eterogeneo mosaico degli interventi a un’unica certezza: di fronte al riaffermarsi della violenza e dell’unilateralismo nello scenario globale, l’università e la ricerca scientifica non offrono ricette prefezionate, ma rappresentano il presidio critico fondamentale per distinguere l’esercizio del potere dalla sua legittimazione e riaffermare la centralità del diritto per la convivenza civile tra i popoli.