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Il senatore Walter Verini denuncia il dramma del sovraffollamento e la carenza di organici: «Mentre nelle carceri si continua a morire, il Ministero risponde istituendo nuovi reati»
(Spoleto) Una giovane vita spezzata dietro le sbarre del carcere di Spoleto riaccende, con una violenza drammatica, i riflettori sull’emergenza cronica del sistema penitenziario italiano. Quello avvenuto nelle ultime ore nell’istituto umbro è il ventesimo suicidio dall’inizio del 2026: una statistica che non è solo un numero, ma il grido d’allarme di un mondo, quello carcerario, ormai al collasso.
A dare voce all’indignazione per quanto accaduto è il senatore Walter Verini, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Antimafia, che in una nota durissima ha trasformato il cordoglio in un atto d’accusa politico.
«Una strage annunciata». «Al dolore per una giovane vita che non c’è più, si accompagna la rabbia», esordisce Verini. Il senatore, che da anni monitora costantemente le strutture umbre, parla di denunce rimaste inascoltate. «In questi mesi abbiamo denunciato gravissime condizioni di invivibilità, il sovraffollamento e la mancanza di adeguati trattamenti di rieducazione e recupero. Abbiamo segnalato la cronica carenza negli organici della Polizia Penitenziaria che opera in condizioni difficilissime».

Secondo l’esponente del PD, queste grida d’aiuto sono cadute nel vuoto, scontrandosi con quello che definisce l’immobilismo del Ministero della Giustizia e del Governo.
L’accusa: «Più reati, meno giustizia»: la critica di Verini si sposta poi sul piano delle scelte legislative dell’attuale esecutivo. Il senatore contesta la strategia di aumentare il numero dei reati, una scelta che starebbe portando alla saturazione non solo degli istituti per adulti, ma persino di quelli minorili.
«Il Governo, invece di contrastare il sovraffollamento, ha scelto la strada di istituire nuovi reati», incalza Verini. Allo stesso tempo, il senatore punta il dito contro l’indebolimento delle norme poste a presidio della legalità: «Hanno cancellato o indebolito reati legati alla corruzione e alla Pubblica Amministrazione, come l’abuso d’ufficio, il traffico di influenze e le intercettazioni. Il risultato è che la giustizia continua a non funzionare e nelle carceri si continua a morire».
Un sistema al limite: il caso di Spoleto diventa così il simbolo di una crisi strutturale. Da un lato la mancanza di personale, che mette a dura prova la tenuta psicologica degli agenti e la sorveglianza dei detenuti; dall’altro la carenza di percorsi di recupero, che trasforma la pena in una mera segregazione priva di speranza.
Le parole di Verini arrivano in un momento di estrema tensione per l’amministrazione penitenziaria nazionale. Il traguardo dei venti suicidi in meno di cinque mesi delinea un 2026 che rischia di diventare uno degli anni più neri per le carceri italiane. Per l’opposizione, la soluzione non può più attendere riforme di facciata: servono interventi urgenti sul sovraffollamento e sulle condizioni umane di chi, lo Stato, ha il dovere non solo di punire, ma di custodire.
