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06 Nov
Mosaico Internazionale
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Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale

Di Salvatore Puleio

Islam e Modernità   

Il rapporto tra l’Islam e la modernità rappresenta un tema complesso ed articolato che coinvolge una vasta gamma di questioni sociali, politiche, religiose e culturali; con questo articolo cercherò di delineare alcune dinamiche rilevanti da questo punto di vista.   Sebbene non esista una definizione universale di modernità, quest’ultima può essere intesa come un insieme di ideali e pratiche legate alla razionalità, alla scienza, alla democratizzazione ed alla secolarizzazione, che ha messo alla prova molte tradizioni religiose, tra cui figura certamente l’Islam.

La modernità si è sviluppata in Europa nel corso del XVII e XVIII secolo, ed ha comportato una serie di trasformazioni radicali, legate principalmente alle scienze moderne. Si tratta di elementi che definiscono lo stile di vita ed il comune riferimento culturale del mondo moderno; si può considerare, in questo senso, il capitalismo, l’industrializzazione, la democrazia ed i  diritti umani. La modernità, poi, ha determinato l’avvento di nuove forme di pensiero critico, che hanno elevato la ragione e l’evidenza empirica ai principali strumenti per comprendere il mondo, religione compresa.

La modernità, da ultimo, si è spesso scontrata con le tradizioni religiose esistenti, e tale meccanismo appare particolarmente evidente per l’Islam, una religione caratterizzata da una storia ed una struttura giuridica fortemente legate al suo passato. Il peso della tradizione, nel caso dell’Islam, appare effettivamente capace di definire ancora oggi la vita dei fedeli, che si trovano a dover negoziare continuamente una sorta di doppia appartenenza.

L’Islam indonesiano e la Costituzione

In Indonesia, il Paese che conta la comunità islamica più numerosa al mondo, la maggior parte dei musulmani segue la scuola legale nota come ‘Shafii’, che pone un particolare accento sull’interpretazione e, in una certa misura, sul compromesso. L’ex-presidente indonesiano, Abdurrahman Wahid, ha notato l’esistenza di diversi gruppi islamisti radicali; per questa ragione, egli ha inteso superare la tradizionale divisione dottrinale tra il ‘dar-al-Islam’, il campo della pace islamica, e quello della ‘guerra’, il ‘dar-al-harb’. Wahid, al contrario, ha proposto tre tipologie di Stato, da un punto di vista islamico; si tratta degli Stati islamici, ‘dar-al-Islam’, di quelli anti-islamici, dar- al-harb, e di quelli che sono in pace o che vogliono esserlo con l’Islam, dar-al-sulh.

Secondo Wahid, dunque, solamente coloro che si oppongono direttamente all’Islam dovrebbero essere combattuti, e non coloro che non mostrano opposizione ad esso; in questo modo, l’ex-presidente ha indicato un importante appiglio legale per la pacifica coesistenza tra le differenti religioni del Paese asiatico. Si tratta di un’elaborazione la cui importanza non deve essere sottovalutata, in quanto la storia dell’Indonesia moderna testimonia le continue pressioni per costituire uno Stato islamico, retto dalla shariah, la legge ‘divina’.

La Costituzione indonesiana, del resto, è stata costruita intorno all’ideologia della Pancasila, che pone un particolare accento sulla religione; i diversi cambiamenti che sono intervenuti tra il 1999 ed il 2002, in effetti, hanno avuto un impatto significativo sul ruolo della religione in Indonesia. Sono state introdotte molteplici disposizioni, anche di rango costituzionale, che si riferiscono direttamente ai valori religiosi, come la fede, la pietà, la legislazione della religione e il sistema giudiziario religioso. Ancora, si osserva la rinnovata adozione del principio del ‘credo nell’Unico e Solo Dio’, presente nel Preambolo della Carta Costituzionale indonesiana, oltre che nell’articolo 29(1). Si consideri, in aggiunta, che nel 2016, quattro dei nove giudici costituzionali hanno suggerito che la nozione di ‘Uno ed Unico Dio’ richiedesse che la legislazione, al pari della giurisprudenza, fosse ‘illuminata’ dai valori religiosi e dalla ‘luce divina’.

Non sorprende, dunque, che gli esperti parlino di ‘costituzionalismo religioso’, contrapposto al ‘costituzionalismo secolare’; quest’ultimo prevede una certa separazione tra lo Stato e la religione, mentre il primo pone la religione o le religioni come base per il governo ed il funzionamento del Paese. Allo stesso modo, il costituzionalismo di tipo secolare può prevedere una certa ostilità verso la religione, o, al contrario, una sua inclusione e tolleranza. Il secondo modello, del resto, può prevedere una differente influenza della religione sul funzionamento della nazione; è dunque possibile avere uno Stato teocratico, in cui i principi religiosi determinano la vita politica, sociale ed economica dello Stato, oppure un modello in cui una o più religioni vengono considerate come ‘ufficiali’.

Secondo il giudizio degli esperti, il menzionato articolo 29(1) sancisce un paradigma che non prevede la supremazia della religione sullo Stato, ma nemmeno una stretta separazione tra la sfera religiosa e quella pubblica. Tuttavia, in alcuni casi, come quello menzionato in precedenza, la Corte Costituzionale ha affermato la preminenza dei valori religiosi, e questo accade principalmente nell’ambito del diritto matrimoniale o successorio.

Islam, Libertà di Religione e Modernità

La modernità, intesa in un’accezione ampia, pone sempre una certa pressione sulle culture, e, di conseguenza, non tutti i gruppi sociali riescono o sono disposti ad adattarsi alle richieste che da essa provengono. Si possono notare, da questo punto di vista, dei rapidi cambiamenti ed adattamenti nel campo della medicina e della tecnologia; altri ambiti, invece, pongono una maggiore resistenza al cambiamento. Non si tratta, del resto, di un problema limitato al mondo islamico, ma che riguarda, più in generale, la religione; anche negli Stati Uniti d’America, in effetti, esistono dei gruppi religiosi che resistono alla modernità e la considerano come un nemico da combattere.

Sia in Indonesia che negli USA il problema, evidentemente, è costituito dal fondamentalismo, ovvero dall’idea secondo cui la sfera privata debba sottomettersi ad una rigida ed unica interpretazione dei testi religiosi. In questo modo, può essere legittimata la violenza, compiuta in nome della fede religiosa; esistono, in effetti, diversi gruppi cristiani fondamentalisti che resistono all’avanzata della modernità e del secolarismo. Per questa ragione, essi hanno una visione del mondo basata sulla divisione tra ‘credenti’ e ‘non credenti’, e Dio diventa una sorta di generale che guida i suoi adepti in battaglia.

In Indonesia operano le medesime dinamiche, ma amplificate dalla particolare storia di questo Paese, in cui l’Islam, la religione maggioritaria, viene spesso usata in chiave politica ed anti-coloniale. In effetti, il dibattito sull’Islam presenta sempre queste due componenti, che vengono abilmente ed opportunamente combinate per supportare scelte politiche o controverse. A differenza di quanto avviene negli Stati Uniti d’America, in cui operano gruppi fondamentalisti minoritari, in Indonesia il supporto per un’interpretazione letterale, anche se non necessariamente violenta dei testi considerati sacri, è ampiamente diffuso ed accettato.

La modernizzazione viene dunque condannata, e tale giudizio ha favorito, evidentemente, l’aumento del fondamentalismo e di un’interpretazione radicale e ristretta dell’Islam. Un segnale importante di questa tendenza, che non riguarda solamente i gruppi violenti, è la condanna del pluralismo, del liberalismo e del secolarismo, da parte del Majelis Ulama Indonesia, il Consiglio Indonesiano degli Ulama, l’organismo che riunisce i più influenti ed autorevoli sapienti islamici del Paese asiatico. Tale dichiarazione, risalente al 2005, ha ricevuto il supporto ufficiale del Ministero per gli Affari Religiosi.

I governi indonesiani, del resto, hanno dovuto adottare una soluzione di compromesso; in effetti, un eccessivo sostegno del liberalismo potrebbe incitare una maggiore radicalizzazione, ed alimentare il fenomeno del ‘vigilantismo’. Si tratta della creazione di istituzioni religiose informali che si sostituiscono, illegittimamente ma in maniera efficace, alle leggi ed al governo centrale o locale, applicando direttamente la shariah. In altre parole, si formano gruppi di cittadini che si improvvisano forze dell’ordine islamiche, incaricati di controllare il rispetto dei dettami dell’Islam, applicando anche le sanzioni previste dalla legge religiosa, ma non da quella del Paese.

Un altro ambito delicato, ancora, è costituito dall’applicazione della legge sulla blasfemia, usata nel 2017 contro il governatore cristiano e di origine cinese di Jakarta, Basuki Tjahaja Purnama, noto come ‘Ahok’, per deporlo dalla sua carica e sostituirlo con un candidato musulmano. Sebbene la legislazione non richieda lo status di musulmano per le massime cariche dello Stato, in pratica le leggi vengono applicate dalla maggioranza musulmana per mantenere il potere, anche in presenza di candidati di altre religioni regolarmente eletti ed in possesso di notevoli capacità.

Islam e Democrazia

Il dibattito tra Islam e democrazia, una delle acquisizioni della modernità, non è certamente confinato al Paese asiatico, ma in Indonesia questo confronto assume un tono particolare. Secondo le stime più attendibili, l’Islam viene professato da una percentuale compresa tra l’85 e l’87% della popolazione indonesiana, che nel 2024 ha superato i 283 milioni di persone. Di conseguenza, il rapporto tra la religione maggioritaria ed i valori democratici assume una particolare rilevanza; si osserva, a tale proposito, che nel 1998 è terminato il regime autoritario di Suharto, il secondo presidente del Paese, che aveva governato senza soluzione di continuità dal 1967, dopo aver preso il potere con un Colpo di Stato. La crisi economica dilagante, unitamente alle massicce manifestazioni di massa, hanno costretto l’ex presidente alle dimissioni, e da questo momento è stata avviata la cosiddetta ‘transizione democratica’. La Costituzione del 1945, che di fatto è stata sospesa e non applicata per circa 32 anni, è diventata nuovamente il perno della vita politica e sociale dell’Indonesia.

In effetti, diversi osservatori sostengono che i valori democratici, come la tolleranza, il pluralismo e l’eguaglianza, siano compatibili con l’Islam; la religione maggioritaria, dunque, può essere la base per uno Stato democratico e per la promozione dei diritti umani. Altri studiosi, tuttavia, ritengono che l’Islam, o alcuni suoi aspetti o interpretazioni, non siano compatibili con uno Stato democratico; si consideri, a tale proposito, la Dichiarazione del Cairo sui Diritti dell’Uomo nell’Islam del 1990. In questo documento viene proposta una visione islamica sui diritti umani, che però, di fatto, ripropone la supremazia della religione musulmana sul concetto secolare, che permea la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948. Un esempio, in questo senso, è costituto dall’articolo 2(A), in cui viene presentato un diritto alla vita non assoluto, ma derogabile secondo eventuali ed arbitrarie disposizioni della legge islamica. Anche la libertà di religione e di coscienza, poi, dovrebbero essere compatibili, secondo la Dichiarazione in esame, con i ‘principi islamici’, che prevedono la possibilità di applicare la pena di morte per i musulmani che si convertono ad un’altra religione.

In Indonesia opera una serie di partiti ed organizzazioni che sostengono una visione islamica della politica, a cui si contrappongono attori che invece adottano un approccio più secolare e compatibile con la democrazia. In generale, nessuna organizzazione islamica ammette la possibilità che una carica pubblica, nelle aree in cui l’Islam è maggioritario, sia esercitato da persone che appartengono ad altre confessioni religiose. Di conseguenza, fatta eccezione per Bali, a maggioranza induista e di alcune aree orientali del Paese a maggioranza cristiana, vengono negati alcuni principi democratici fondamentali, legati alla cittadinanza ed alla partecipazione attiva alla vita politica e sociale del Paese.

Altri gruppi, poi, come quelli salafiti, solitamente negano la possibilità di partecipare, anche con il voto, alla vita dello Stato, e propongono, di fatto, una sorta di separatismo religioso, pacifico, ma con rilevanti ripercussioni. La democrazia, secondo questo approccio, viene considerata illegittima, e dovrebbe essere sostituita da una rigida interpretazione della legge religiosa. Generalmente non vengono proposte azioni politiche precise per raggiungere questo obiettivo, ma si pone l’accento sull’educazione religiosa, e sul mito del ‘ritorno alle origini’.  Secondo questa visione, la società e lo Stato, dovrebbero riformarsi automaticamente, mediante una sollecitazione ‘naturale’ da parte di una popolazione ritornata ad una sorta di Islam primigenio e percepito come maggiormente autentico.

Conclusioni

La modernità e l’Islam si oppongono in un contesto segnato da una crescente globalizzazione e secolarizzazione; gli elementi più conservatori percepiscono l’avanzata dei valori secolari e democratici come una minaccia da combattere. La compatibilità tra l’Islam, o alcuni suoi aspetti ed interpretazioni, ed i valori e principi della modernità, come la democrazia ed i diritti umani, viene messa in seria discussione. Si tratta di un confronto inevitabile, che in Indonesia viene associato anche al discorso ed al sentimento anti-coloniale e nazionalista, supportato dalla stragrande maggioranza della popolazione.

In Indonesia, pertanto, tale dibattito assume una dimensione rilevante e dai tratti preoccupanti, come testimonia la crescente radicalizzazione dei musulmani, che rappresentano circa l’85% degli oltre 283 milioni di persone che popolano il Paese asiatico. Risulta dunque fondamentale che il governo e le principali organizzazioni islamiche indonesiane sostengano una forma di Islam inclusiva, moderata e (maggiormente) compatibile con la democrazia ed i diritti umani.

Letture Consigliate

  • McDaniel, J., Indonesia, modernity and some problems of religious adaptation,  in Wacana, Journal of the Humanities of Indonesia, 15(2), 2014.
  • Al Qurtuby, S., Public Islam in southeast asia: Late modernity, resurgent religion, and muslim politics, in Studia Islamika, 20(3), 399-442.
  • Kamil, S., Is Islam compatible with modernity? An analysis of modernity as modern civilization, in Sunan Kalijaga: International Journal of Islamic Civilization, 3(1), 2020.
  • Rofii, A., The religiosity of the Indonesian Constitution: Article 29(1) and its interpretations, in  Constitutional Review, 7(2), 2021.