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Roma è come un Far West: l’incubo del meccanico pronto a farti a pezzi il motore, i mezzi pubblici che ti lasciano a piedi, la cisterna del GPL che esplode come una bomba nella calura estiva della città
Di Federico Angeloni
(Roma) La capitale è anarchia, caos e fervenza, incontenibile come le erbacce che spaccano il cemento mal steso ai piedi della tangenziale che si intreccia selvaggia e romantica tra i palazzoni senza cielo di Via Prenestina. Navigare Roma indenni non è affatto facile, per l’autoctono come per la forestiera, specie in mezzo a quel caotico delirio del traffico diurno e delle lunghe notti senza stelle che si stendono sopra a questa immensa città. Ma esiste una mappa fuori dagli schemi, fatta di geografie relazionali e desideri effimeri, che tiene caldo nella tasca nelle più solitarie e fredde sere. Voglio parlarvi di una guida senza volto e di una risorsa senza numeri, che potrebbe svoltare non dico la vita, ma almeno la giornata in questa tanto confusa Roma a parecchie di noi – ecco a voi Patty Patty, un’insolita quanto necessaria comunità romana.
Come definire Patty Patty? Per attenersi almeno all’inizio, prima che la poesia minacci di prendere la mano, diremo che si tratta di una comunità su whatsapp. Iniziamo da due dati: l’icona della chat è un genio della lampada disegnato su un foglio, e la descrizione, redatta da Arianna Del Grosso, regista e dj, racconta: Patty Patty è un’ecologia urbana in divenire, un ecosistema relazionale nato attorno all’effimero delle feste romane, ma cresciuto come spazio di negoziazione, sopravvivenza e immaginazione collettiva.

Vediamo un po’ cosa significa tutto questo.
Per chi è già stato abbastanza fortunato di scivolare dentro a Patty Patty, sa che qui è possibile trovare all’istante la risposta ai bisogni di chi affronta i dilemmi e le sfide della modernità urbana. Non è un forum di discussioni, non vive di opinioni e non è una vetrina per vuoti talk show da leoni da tastiera. Si tratta piuttosto di un meraviglioso scrigno di pensieri e parole senza organizzazione centrale che risponde come un unico grande organismo alle domande del momento – dove possa mangiare a Centocelle che non sia da turisti, un meccanico fidato a Monteverde – l’aiuto di qualcuno quella volta che di sfiga ti tocca stare in mezzo alla tangenziale di notte e con la catena del motorino rotto. Nell’epoca del caro affitti, in Patty Patty c’è la soluzione, c’è per chi vende o regala mobili della nonna, per chi si sbatte a trovare quel lavoro che ti da quei du’ soldi in più.
In breve oggi, senza Patty Patty, mi sentirei perduto, senza mille occhi e orecchie che possono in qualche modo rispondere ad un mio panico romano del momento. Ma come è possibile che questo gigantesco genio del daybyday romano sia anche solo nato – spontaneamente?
Patty Patty è nata in tempi non sospetti da una chat di pochi amici che si spacciava serate buone fuori dai circuiti mainstream. Ha preso piede grazie ad una politica assolutamente libera nel buttare dentro chiunque si volesse. Più o meno come quella dinamica dove si invitano tutti a casa e dici a tutti di portare un po’ chi ti pare – ecco, Patty Patty nel giro di poco tempo e grazie ad un’idea davvero utile aveva iniziato a registrare le centinaia di persone. Fin qui, forse, le cose andavano ancora in un verso che ci si poteva aspettare – almeno nelle parole di Arianna Del Grosso e di Andrea Lo Giudice, le due artist° attorno a cui i primi fuochi di questo progetto senza teste si è mosso.
E si, perché l’humus di Patty si trovava dentro a un super-organismo senza capi né fondatori, in uno spazio speciale da cui ha preso piede: Porto Simpatica, un atelier romano dove ancora oggi un artista può trovare una postazione gratuita. Da un’idea sana, come tante altre, che può venire spontaneo in un gruppo simpatico di amici, si era creata una chat whatsapp dove si metabolizzavano consigli per buone feste a Roma. Ma l’aggregazione senza controllo aveva generato nuove forze – e in breve, Patty Patty era diventato un fiume underground che collezionava risorse, dava consigli a chi pregava aiuto, e trovava soluzioni inaudite a problemi ancor più inauditi.

Mi risulta che sia impossibile trovare Patty Patty, anche se la andassi cercando. Non è come la grotta magica del tesoro di Aladdin, che si materializza in mezzo al deserto se la chiami – dev’essere piuttosto lei a trovare te. Tirati dentro, l’uno dopo l’altro, da tante piccole maglie sociali, ognuno ci trovava un buon motivo per far crescere il numero dei partecipanti, fino a far scoppiare la chat. E non era solo una questione di feste. Ben presto lo spirito comunitario e aggregativo che aveva dato vita al primo esperimento di condivisione delle feste dal basso di cui Arianna e Andrea facevano parte, si era espanso toccando tutti i rami del vivere romano. È per questo che il 17 aprile 2025 il gruppo di oramai centinaia di persone coinvolte loro malgrado o per gioia loro si è evoluto con una sorta di plebiscito verso una community di whatsapp – una community semi-organizzata si direbbe, visto che all’entrata della grotta del tesoro trovi già le indicazioni: Patty Case Lungo Termine, Biglietti, Patty Patty, Patty Case Temporanee, Patty Artist’, Piatty Sgravati, e infine: Calcetto pattypatty.
Ed eccola qui, incontrollabile, farsi allora largo la poesia di Patty.
Da questi canali principali, sul fortunato visitatore piovono ogni giorno domande e offerte di lavoretti, biglietti da scambiare, del treno o delle serate, consigli su dove andare a mangiare (con risposte assolutamente veraci e senza nessun credito da critica del food o stelline di review), se qualcuno ha un furgone per aiutare in un trasloco, affitti brevi o lunghi, chi dall’estero cerca di crushare su un divano per un paio di notti visto che Couchsurfing ha messo il paywall, e cosi via. Non c’è un vero limite teorico a cosa si possa chiedere a Patty Patty: in poco tempo, chi viene aggiunto alla chat scopre che questa massa informe di numeri di telefono e nicknames assurge al ruolo di genio della lampada della vita suburbana romana, che meglio di qualsiasi AI è in grado di rispondere (o a volte no) sul momento a un problema del presente, offrendo una soluzione basata sul territorio, sudato e vissuto, e non sulle mappe e sugli ideali (o sugli algoritmi).
È difficile, e forse anche infame quantificare Patty Patty. Quante persone ci sono? Mi risulta un numero: almeno 1600. Di certo ho le notifiche fisse a 99+, in verde, che per un maniaco dell’ordine delle notifiche sarebbe un vero incubo. A me, invece, tiene compagnia. Ogni tanto cade un nuovo messaggio su cui ti casca l’occhio – già, perché Patty è talmente simpatica che non sono riuscito a silenziarla, né ad archiviarla come il 99% di tutte le altre community o finte community del mondo. E che ci volete fare – è che stare dietro alla vita serale, culturale e sociale di Roma è un lavoro e non tutte possono permetterselo. Ecco allora che Patty Patty diventa una favolosa promessa, l’archivio naturale e spontaneo che non solo sa mantenere la parola di offrire un orientamento sugli eventi romani, ma persino raccontarti di quali campi di pallavolo da affittare? Risponde -elisa: io lavoro allo skate park di Colle Oppio, qui è gratis.
O dell’opportunità di volontariato nelle Seychelles con le tartarughe, che pubblica così a buffo in chat Noemyafrica. O top of the tops – il messaggio di Nina (stellinato, devo ammettere, tra i miei preferiti in assoluto): Vi viene in mente un casale/fattoria nei dintorni di Roma dove posso fotografare dei maiali? La risposta c’è, ma c’è solo su Patty.
Ormai Patty mi accompagna come se fosse una specie di daimon collettivo, figura terza e supergenere che ciondola assieme a me nelle peregrinazioni romane. All’occasione, capita di aprire la chat e formulare qualche domanda o desiderio, lamentarsi della burocrazia dell’INPS, chiedere se qualcun* ha il biglietto che su DICE è in lista d’attesa, se per caso è libera una stanza per sei mesi a Roma Est. O rispondere, dando indietro, per puro senso di gratuita’, al bisogno o richieste di qualcun’altra. Perché questa è la cosa più speciale di Patty Patty: che è nata spontaneamente, senza logiche di business, senza discorsi di prodotto e senza fini propagandistici. Patty Patty è una specie di Blob emerso dai meandri, margini e periferie che si è ritrovato nel segno della festa come forma di resistenza all’annichilimento che i tempi bui intendono portare, convogliando in un intreccio di desideri la necessita’ di una citta’ piu affettiva, aperta, gentile, accogliente e attraversabile, per tutte, tutti e tutt* ed è per questo che oggi offre uno spazio di riferimento dove emergono voci di solidarieta’.