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10 Lug
News Umbria, Cultura Umbria
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Il miracolo del jazz tra cinema e live: Stefano Bollani e le All Stars di “Tutta Vita” incantano Umbria Jazz [video]

Una notte multimediale all’Arena Santa Giuliana, prima l’intimo film-documentario di Valentina Cenni, poi il live intergenerazionale con tre generazioni di geni: da Rava, Fresu e Sepe fino ai giovani Frida Bollani Magoni e Matteo Mancuso

(Antonio Caravella)

(Perugia) Ci sono serate destinate a ridefinire i confini dell’intrattenimento dal vivo e la notte di ieri, giovedì 9 luglio 2026, rimarrà impressa negli annali di Umbria Jazz come uno degli esperimenti multimediali più riusciti e intensi degli ultimi anni. Il festival perugino ha ospitato una delle tappe più attese del progetto globale “Tutta Vita Live All Stars”, guidato dall’istrionismo di Stefano Bollani. Una performance-evento in cui cinema e musica si sono fusi sotto le stelle dell’Arena Santa Giuliana in un unico, ininterrotto e magnetico flusso narrativo.

La prima parte della serata ha avvolto il numeroso pubblico in un silenzio partecipe con la proiezione di Tutta Vita, l’applaudito film-documentario diretto dall’artista e regista Valentina Cenni, compagna di vita e d’arte di Bollani. Forte della prestigiosa fotografia di Luca Bigazzi e del montaggio di Stefano Mariotti, la pellicola (70 minuti circa) si distanzia nettamente dai canoni del classico documentario musicale per farsi opera lirica e introspettiva.

Il film cattura l’essenza di una residenza artistica di una settimana all’interno dello storico e isolato Palazzo Lantieri a Gorizia. Lì, su input di Bollani, la Cenni ha riunito i pilastri storici del jazz italiano insieme a tre giovanissimi talenti. La telecamera spia l’isolamento totale del gruppo tra colazioni condivise, scherzi, riflessioni filosofiche sul senso dell’arte e sessioni di ascolto. L’obiettivo non è celebrare la perfezione tecnica, ma catturare l’esatto momento in cui la musica nasce dal silenzio, uno spazio di relazione umana profonda in cui uno sguardo genera un accordo.

Terminati i titoli di coda, la magia dello schermo si è materializzata sul palco dell’Arena Santa Giuliana. Gli stessi protagonisti della pellicola sono saliti fisicamente in scena, traducendo in tempo reale l’energia e l’empatia catturate nel film. Stefano Bollani, maestro di cerimonie eclettico al pianoforte a coda, ha diretto una formazione stellare capace di unire tre generazioni di fuoriclasse dello strumento.

Un’autentica enciclopedia del jazz e della musica d’avanguardia: Enrico Rava (Tromba): Il patriarca, con la sua timbrica lirica, poetica, scarna e tagliente; Paolo Fresu (Tromba e Flicorno): Antitesi e complemento perfetto di Rava, autore di sonorità calde, vellutate ed evocative; Daniele Sepe (Sassofoni e Flauti): L’anima vulcanica e folk-fusion, eccezionale nell’iniettare graffianti accenti popolari; Antonello Salis (Fisarmonica): Pura improvvisazione istintiva, capace di far suonare la fisarmonica come un sintetizzatore umano; Ares Tavolazzi (Contrabbasso) & Roberto Gatto (Batteria): La spina dorsale ritmica. Il suono scuro e legnoso di Tavolazzi e la sensibilità geometrica di Gatto hanno garantito stabilità a una band costantemente pronta a deviare.

Accanto ai maestri, la freschezza del futuro. Frida Bollani Magoni (pianoforte e voce) ha incantato l’Arena grazie a una purezza vocale e a una sensibilità interpretativa disarmante, confermandosi un talento cristallino. Al suo fianco, la chitarra elettrica di Matteo Mancuso, riconosciuto a livello internazionale come uno dei più grandi e strabilianti innovatori contemporanei della sei corde, e le finissime tessiture sonore della chitarra di Christian Mascetta, partner perfetto nel contrappunto.

Il concerto si è sviluppato come una suite aperta e totalmente imprevedibile. I brani dell’album Tutta Vita sono stati espansi e reinventati attraverso dialoghi serrati (memorabili i duetti incrociati tra le trombe di Rava e Fresu e gli scambi pianistici tra Bollani e Salis). Il pubblico, totalmente rapito da questo viaggio sensoriale, ha risposto con immenso trasporto emotivo, interrompendo i brani con scroscianti applausi a scena aperta per poi esplodere, alla fine, in una lunghissima e oceanica standing ovation. Il jazz, a Perugia, si è mostrato nella sua forma più pura: vitale, imprevedibile e comunitario.