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Molti residenti hanno espresso perplessità sulla scelta della location in centro storico, sarebbe stato meglio che tornasse al Centro Fiere di Bastia cosi Corso Vannucci sarebbe stato transitabile e vivibile
(Perugia) Mentre le strade del centro storico di Perugia si preparano ad accogliere la trentunesima edizione di Eurochocolate, dopo avere accolto pensieri e opinioni, una domanda sorge spontanea: a fronte di un afflusso di visitatori e di un evento ufficialmente volto a promuovere il cioccolato e la cultura, quanto tutto ciò pesa sulla vita quotidiana dei cittadini della città che vivono nel centro storico? E, più in generale, chi davvero tra i protagonisti di questo evento trae il massimo beneficio?

I primi giorni di questa settimana più di qualche residente si è lamentato del caos e dei disagi che saranno provocati dal prossimo afflusso massiccio di visitatori. Chiuse strade, bus soppressi e decine di attività commerciali isolate dal pubblico turistico, spesso in balia di prezzi alle stelle, con alimentari e pizzerie che, in occasione dell’evento, moltiplicano i loro costi. Ma il problema vero non sono soltanto i disagi di breve durata, quanto la natura intrinseca di Eurochocolate come evento che sembra puntare più al proprio portafoglio che alla valorizzazione del territorio o alla cultura del cioccolato.
Un’analisi approfondita evidenzia come, di anno in anno, i prezzi dei prodotti e delle attività legate all’evento risultino sproporzionati rispetto al normale mercato. Le tavolette di cioccolato, spesso a livello internazionale e di qualità elevata, vengono vendute a cifre superiori del 30-40% rispetto alla media di mercato.

E non si tratta solo di un “effetto occasione”: il vero obiettivo sembra essere il profitto rapido, che si traduce in un aumento dei costi per cittadini e visitatori, ma anche di chi produce e vende, più concentrato sugli incassi immediati che sulla qualità o sulla sostenibilità. È anche vero che l’organizzazione ha un costo che va a cadere sulla materia, ma a quale vantaggio per i consumatori?
Poi il disagio cittadino si manifesta anche in modo più sottile attraverso il senso di ingiustizia e di esclusione che si avverte per le strade del centro storico. Perugia, già da tempo, sta vivendo una crescente gentrificazione turistica, dove l’autenticità del luogo viene sacrificata in nome di un business che produce visibilità e denaro a breve termine. Eurochocolate, con la sua macchina da guerra di spettacoli, mercatini e attenzione esclusiva al profitto, rischia di alimentare questa dinamica dispersiva, svuotando il cuore della città di residenzialità e tradizione. Chiuse le tende degli stand del cioccolato Corso Vannucci si disertifica.

Non si può ignorare, inoltre, come l’evento sembri pensato esclusivamente per favorire gli interessi economici di pochi, piuttosto che il bene comune. Le attività commerciali più piccole, spesso non in grado di competere con le grandi multinazionali del cioccolato, trovano difficoltà a mantenere i prezzi e l’offerta, lasciando spazio solo ai big del settore. La forte pubblicità e la presenza di marchi internazionali rafforzano la percezione di un evento esponenzialmente “di settore”, più che di valorizzazione culturale o territoriale della città e i suoi monumenti.
Alcuni studi e testimonianze indicano come queste strategie aumentino anche l’incoerenza tra le promesse di promozione culturale e il reale esito dell’evento, che rischia di essere soltanto un’occasione di lucro, piuttosto che di convivialità o di riscoperta delle tradizioni e del territorio umbro. In questi casi il turismo, come si suol dire, è il classico “mordi e fuggi”.
Eurochocolate rischia di essere più un problema che una risorsa per Perugia: un esempio di come il profitto e l’immagine possano prevalere sulla qualità della vita di chi abita il centro storico, alimentando un disagio già ampiamente percepito e marginalizzando le voci , di quel pubblico residente, che accusa di consumare le risorse pubbliche, senza benefici reali. Se si vogliono rispettare autenticamente le tradizioni e l’identità della città, è arrivato il momento di rivedere le strategie di questa manifestazione, ponendo al centro non i guadagni di pochi, ma il benessere collettivo di tutta la comunità.
