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19 Ott
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Denaro, banca e dignità : il diritto della conoscenza 

Centrale Rischi: il grande archivio segreto che decide il destino di imprese e famiglie

Rubrica economia e banche

Di Rafaele Amici

(Perugia) Nata per tutelare il sistema bancario, oggi è diventata una macchina che alimenta il business dei dati.  Ecco come uno strumento di controllo etico si è trasformato in un motore economico che muove milioni di euro… “sulle nostre vite” … Genera irrimediabilmente sofferenza, disperazione e produce debiti alla collettività. 

Quando si parla di Centrale Rischi, nell’immaginario comune si pensa a un ufficio lontano, freddo e impersonale, dove numeri e codici decidono il destino delle persone: un vero e proprio “Matrix bancario”, in cui sigle alfanumeriche di colore verde brillante scorrono dall’alto verso il basso su uno schermo nero.  Eppure, dietro quello schermo solo in apparenza innocuo, si nasconde il cuore del potere finanziario: un sistema capace di stabilire se puoi ottenere un prestito, un mutuo, un fido o, semplicemente, se la banca può fidarsi di te. Non è fantascienza. 

È la realtà quotidiana di milioni di italiani, registrata mese dopo mese in un archivio che tutto vede, tutto conserva e nulla dimentica. Immagina adesso questo grande archivio, una “memoria digitale” dove viene registrato tutto ciò che riguarda i tuoi rapporti con le banche e le società finanziarie: mutui, prestiti, carte di credito, finanziamenti, leasing. Rate pagate in ritardo, rate non pagate o altri prodotti bancari o finanziari che hanno avuto esiti non positivi. 

Insomma, un punto riferimento per tutte le banche e società finanziarie italiane, dove vengono trasmessi dati ed informazioni sull’andamento del rapporto tra cliente e sistema bancario, sia esso postivi che negativo. Ecco, questa è la Centrale Rischi. 

Un sistema creato per valutare se una persona o un’impresa è “affidabile” ed è in grado di restituire il denaro ricevuto. In pratica, è un profilo di comportamento finanziario che ogni banca consulta “sempre” prima di concederti un finanziamento, un fido, una carta di credito e persino prima di aprirti un conto corrente. 

Un sistema ben concertato nato da una semplice intuizione nel 1962 ed oggi diventato diffusissimo. Come se la famosa ed ormai coniata Legge sulla Privacy non abbia avuto un effetto di contrasto ma, al contrario abbia generato un effetto moltiplicatore legalizzando non solo la banca dati istituzionale ma, favorendo uno sviluppo smisurato di centrali rischi minori che trattano dati informazioni traendo grandi vantaggi economici e finanziari. 

Ma andiamo per gradi, iniziamo a conoscere questa struttura sin dall’inizio. 

Come nasce la Centrale Rischi, quella istituzionale: la Centrale Rischi nasce nel 1962, istituita dal Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR) e gestita dalla Banca d’Italia.
Il C.I.C.R. – Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio è stato istituito con il Testo Unico delle Leggi in materia bancaria e creditizia del 1936 (Regio Decreto Legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito in Legge 7 marzo 1938, n. 141), poi riconfermato e aggiornato nel Testo Unico Bancario (T.U.B. – D.Lgs. 385/1993). È l’organo di alta vigilanza e indirizzo politico del sistema creditizio italiano, al di sopra della Banca d’Italia, alla quale spetta invece la funzione tecnica di vigilanza. Il C.I.C.R. definisce le linee generali di politica del credito e del risparmio e può emanare direttive vincolanti per le banche.

Il Comitato è (ed era) composto da membri del Governo, in rappresentanza dei principali ministeri economici e sociali. Nel tempo la composizione è rimasta simile, ma la versione “storica”, quella che nel 1962 istituì la Centrale dei Rischi, comprendeva:  Il Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica,
Il Ministro dell’Industria e del Commercio,
Il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste,
Il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale,
Il Ministro del Commercio con l’Estero, il Governatore della Banca d’Italia, con funzioni di segretario del Comitato e consulente tecnico (Con il tempo, i ministeri sono stati accorpati o rinominati, ma la logica è rimasta: il C.I.C.R. riunisce i ministri competenti in materia economica, produttiva e finanziaria, sotto la presidenza del Ministro dell’Economia e delle Finanze.) 

Lo scopo originario era semplice e persino utile: monitorare l’andamento del credito nel sistema bancario italiano, evitare che una sola banca assumesse rischi eccessivi e garantire la stabilità del sistema finanziario.
La Banca d’Italia funge da notaio pubblico: riceve mensilmente dalle banche e dagli intermediari finanziari le informazioni sui debiti dei clienti (privati e imprese) superiori a 30.000 euro, oppure su qualunque importo in caso di incagli, sofferenze o ritardi gravi .

Tutti i dati vengono raccolti, elaborati e redistribuiti all’intero sistema creditizio, che li utilizza per decidere se concedere o meno un finanziamento sotto qualsiasi forma o una semplice apertura di conto corrente. 

A cosa serve la Centrale Rischi e come si è evoluta . Negli anni ’60 e fino ’90 la Centrale Rischi era uno strumento interno, tecnico, riservato solo alle banche e alla Banca d’Italia.
Era un sistema poco conosciuto, di cui le banche parlavano raramente.
La Centrale Rischi era allora il punto di riferimento dell’intero sistema bancario, tenuto con la massima segretezza. 

Impiegati e direttori accennavano appena al suo nome, come se si trattasse di un oracolo capace di rivelare i segreti dei clienti e i rapporti che questi intrattenevano con altre banche — le cosiddette “concorrenti”, si fa per dire.
Ricordo ancora il giorno in cui scoprii l’esistenza della Centrale Rischi. 

“Mi recai presso una filiale della Banca d’Italia per chiederne la visura. L’impiegato allo sportello mi guardò come se fossi un alieno, cercando di capire chi fossi e cosa volessi davvero” . Dopo una serie di moduli da compilare e firme da apporre, ottenni finalmente un foglio stampato con una vecchia stampante ad aghi, fitto di codici e numeri che non avevano per me alcun significato. Con molta pazienza, quell’operatore mi spiegò riga per riga cosa significassero quei simboli e quei dati: la fotografia dei miei rapporti bancari, i miei fidi, i miei ritardi, le mie esposizioni.
Fu un colpo. Una rivelazione. Dietro quei codici impersonali si nascondeva la mia storia finanziaria, il mio passato e, in parte, il mio futuro. Da quel giorno iniziai a studiare, a scavare, a capire.
Capire come quel sistema silenzioso, invisibile e inaccessibile ai più, potesse trasformarsi in una trappola, una gogna moderna capace di decidere chi meritava credito e chi doveva essere cancellato. Da lì nasce la mia battaglia, e la mia missione: raccontare e spiegare la Centrale Rischi, quel meccanismo che — nel silenzio — ha sterminato migliaia di aziende italiane.
Con l’avvento dell’informatica e l’apertura dei mercati finanziari, è diventata un sistema interconnesso, capace di tracciare ogni movimento economico di cittadini e imprese.
Dal 1991, con la Circolare n. 139 della Banca d’Italia, la Centrale Rischi è stata formalmente regolamentata, stabilendo obblighi di comunicazione, soglie e procedure di segnalazione.
Oggi è una struttura tecnologica che riceve ogni mese miliardi di dati, elaborati automaticamente, senza alcuna valutazione umana. 

Le Centrali Rischi private: CRIF, CRIBIS, ASSILEA, EXPERIAN 

Accanto alla Centrale Rischi istituzionale, nel tempo sono nate società private che fanno lo stesso mestiere, ma con finalità commerciali.
Le più note sono:
CRIF S.p.A., con sede a Bologna, leader nella raccolta dati creditizi dei privati e gestore del sistema “Eurisc”; 

CRIBIS S.p.A., specializzata in informazioni commerciali sulle imprese;
ASSILEA, la banca dati del leasing;
EXPERIAN S.p.A., gruppo internazionale che gestisce informazioni sui consumatori e sui pagamenti.
Queste società raccolgono, aggregano e rivendono informazioni su affidabilità, debiti, comportamenti di pagamento, rischi e patrimonio.
Non operano per interesse pubblico, ma per profitto.
Le banche, le finanziarie, ma anche le grandi aziende e gli operatori commerciali acquistano i loro report per decidere se concedere credito o fiducia. 

CERVED: chi è e cosa fa ? E poi ci sono loro: i signori dei dati . I veri padroni della conoscenza: quelli del Gruppo CERVED S.p.A. Forse la più potente macchina di raccolta, gestione e analisi di dati su imprese e persone che l’Italia abbia mai conosciuto.
Altro che “Grande Fratello”: qui siamo davanti a un colosso che sa tutto di tutti, con precisione svizzera e memoria infinita.
CERVED gestisce informazioni economiche e finanziarie su oltre sei milioni di imprese e forse più di dieci milioni di cittadini.
Analisi di bilancio, rating, previsioni di rischio, dati patrimoniali, protesti, visure catastali, informazioni giudiziarie… persino le abitudini di pagamento del bar sotto casa.
Insomma, se qualcuno in Italia ha mai firmato un contratto, pagato una bolletta o ritardato una rata, da qualche parte in un server CERVED ne resta traccia.
E non si limitano a raccogliere: consigliano anche.
Collegati a Camere di Commercio, Conservatorie, Tribunali, Agenzia delle Entrate, fonti giornalistiche e a una fitta rete di partner internazionali, forniscono “consulenze” su chi merita fiducia e chi no.
Praticamente una Banca d’Italia privata, ma con meno discrezione e più spirito d’impresa.
Alla faccia del bicarbonato di sodio, diceva Totò!
Ma la storia non finisce qui.
A un certo punto, qualcuno in CERVED deve aver pensato:
“Già che conosciamo tutto — patrimoni, debiti, conti e pendenze — perché non occuparci anche di recupero crediti? Tanto, sappiamo esattamente dove colpire.”
E così, come in ogni buona saga italiana, la banca dati diventa banca d’affari.
Dai numeri si passa alle azioni, e il cerchio si chiude: chi gestisce l’informazione, gestisce anche l’incasso.
Ah, dimenticavo i numeri: nel 2024 CERVED S.p.A. ha registrato un fatturato di 305.073.494 euro, con una perdita di 51.237.338 euro — praticamente l’equivalente del suo capitale sociale.
Una perdita? Forse sì, ma non di conoscenza: quella, di sicuro, non manca.
E anche se i conti non tornano, i dati, quelli sì, continuano a fruttare. E non è la sola. 

Le Centrali Rischi private un giro d’affari milionario . Oggi la gestione dei nostri dati finanziari è un business milionario. Ecco i fatturati più recenti delle principali società di informazioni creditizie:
CERVED S.p.A. → € 305.073.494 (2024)
CRIF S.p.A. → € 293.438.760 (2023)
CRIBIS S.p.A. → € 145.870.243 (2024)
EXPERIAN S.p.A. → € 35.678.791 (2024)
Numeri che raccontano una realtà inquietante: società nate per “valutare l’affidabilità dei clienti” generano centinaia di milioni di euro di profitti ogni anno, utilizzando legittimamente ma spesso senza consapevolezza i nostri dati personali, finanziari e patrimoniali. 

Lo sfruttamento dei dati: profitto o diritto?  Ogni volta che accendiamo un finanziamento, paghiamo una rata o richiediamo un mutuo, le nostre informazioni viaggiano, si accumulano, vengono elaborate e vendute. Le banche acquistano i report, le finanziarie li integrano nei propri algoritmi di scoring, e i grandi operatori li usano per orientare il mercato. 

Tutto questo ha un valore economico immenso. Ma la domanda è inevitabile: È giusto che i nostri dati diventino una fonte di profitto per altri? La conoscenza finanziaria è potere, e oggi quel potere non è nelle mani dei cittadini, ma in quelle di chi gestisce, interpreta e monetizza i dati.
E se è vero che la moneta è sempre più digitale, forse il vero denaro del futuro non sarà più nei conti correnti, ma nei dati stessi. 

Nata per vigilare diventa poi un business irrinunciabile  La Centrale Rischi era nata per vigilare sul credito, per proteggere il sistema, per garantire equilibrio e trasparenza. Oggi è diventata il cuore di un meccanismo che vive e prospera sulle informazioni delle persone, trasformando dati privati in merce di valore, venduta e rivenduta al miglior offerente.
Un Grande Fratello finanziario, silenzioso ma onnipresente, che raccoglie, elabora e distribuisce ogni informazione economica su cittadini e imprese. E lo fa attraverso procedure automatiche, apparentemente “regolamentate”, ma che troppo spesso finiscono per violare la privacy, la dignità e la libertà economica di chi lavora e produce.

Dietro le fredde sigle e i codici numerici, ci sono vite reali: aziende che chiudono, famiglie che si impoveriscono, persone che perdono tutto. Perché in questo sistema, una volta che il dato è scritto, non si torna più indietro.
È un effetto domino inarrestabile, un ingranaggio che non perdona e non dimentica.
Conoscere questi meccanismi non è più solo un diritto: è una necessità vitale.
Capire come funzionano è il primo passo per difendersi, per reagire, per non essere schiacciati da un sistema che ha trasformato la fiducia in sospetto e la trasparenza in business. 

Perché il credito può finire, ma la dignità della persona non deve mai andare in sofferenza.